Antivirus19

Antivirus19 è vicino a Luigi Ciavardini, vittima di un'accusa infamante e condannato a 30 anni di reclusione per un reato mai commesso. Tutti lo sappiano e parlino: lo stato in cui viviamo ammette che la strage più terribile del dopoguerra sia liquidata con un capro espiatorio innocente, accettando lo stupratore e assassino Izzo come supertestimone attendibile. VOGLIAMO LA VERITA': LUIGI CIAVARDINI E' INNOCENTE! NoReporter

domenica, 30 dicembre 2007
http://www.davidduke.com/general/lan...ehem_3271.html

“He’s Jewish in every way, but on New Year’s Eve, Alexei Shtukin (42) decided to dress up as Santa Claus ‘just for fun,’ and paid for his decision dearly. He was set upon by a gang of youths at the Dome nightclub in Tel Aviv, and beaten in front of his family. Youths were heard shouting, ‘dead Christian.’ ”

Anche l'esercito interviene a picchiare i Babbi Natale:

This time Israeli soldiers performed the ritual Santa Claus beating. An AFP article reports “Israeli guards beat five demonstrators, including one dressed as Father Christmas, during a protest on Friday against Israel’s separation barrier in the West Bank, organisers said.

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categoria:politica internazionale
domenica, 30 dicembre 2007

1 ANNO FA...

Alla grande nazione, al grande popolo del nostro paese, e all'umanità: molti di voi hanno conosciuto l'autore di questa lettera come persona fedele, onesta, compassionevole, saggia, di buon giudizio, giusta, ferma, attenta al bene del popolo e dello stato, e sanno che il suo cuore è grande abbastanza da poter abbracciare tutti senza nessuna distinzione.

Avete conosciuto bene il vostro leader e fratello, che non si è mai piegato ai despoti, ed è rimasto una spada e un simbolo, come volevano coloro che lo hanno amato.

E' cosi che vorrete che sia vostro fratello, vostro figlio o il vostro leader, e coloro che vi guideranno, in futuro, dovrebbero avere le stesse capacità.

Qui io offro la mia anima in sacrificio a Dio, e se Egli lo vorrà la manderà in paradiso in compagnia dei martiri, oppure vorrà ritardare questo, per cui siamo pazienti ed affidiamoci a Lui contro i popoli ingiusti.

Vi chiedo di non odiare, perchè l'odio toglie all'individuo la possibilità di essere equo, lo acceca, chiude tutte le porte della ragione e tiene lontani dal pensiero equilibrato e dalle giuste scelte.

Ricordate che Dio vi ha messo in grado di diventare un esempio di amore, di tolleranza e di coesistenza fraterna…

Vi invito anche a non odiare la gente delle altre nazioni che ci hanno attaccato, e a fare una distinzione fra coloro che decidono e la gente.

Dovere sapere che fra gli aggressori c'è gente che sostiene la vostra lotta contro gli invasori, e alcuni di loro si sono offerti volontari per difendere i prigionieri, compreso Saddam Hussein.

Alcune di queste persone hanno pianto a dirotto quando mi hanno dato l'addio.

Caro popolo fedele, vi do l'addio, ma sarò con il Dio misericordioso che aiuta coloro che si rifugiano in lui e che non deluderà mai un credente fedele e sincero. Dio è grande, Dio è grande, lunga vita alla nostra nazione, lunga vita al nostro grande popolo che combatte.

Lunga vita all'Iraq, lunga vita alla Palestina, lunga vita alla jihad e ai mujahideen.

Saddam Hussein

Presidente e comandante in capo delle forze armate ribelli irachene.

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categoria:personaggi, storia, in-giustizia, guerre e imperialismi
sabato, 29 dicembre 2007

postato da: Nidux alle ore 23:50 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 29 dicembre 2007

Nel corso degli scavi per la costruzione di box in piazza Meda a Milano sono stati rinvenuti due talismani magici lì sepolti oltre 1500 anni fa. Il più importante dei due è l'Abraxax, talismano che tanto affascinò Jung e Hesse.
"Il nome Abraxas avrebbe potere apotropaico, legato al valore numerico delle sue sette lettere che, sommate secondo la numerazione greca, danno 365. Ovvero il numero dei giorni di un anno ma anche, secondo lo gnostico Basilide, il numero dei cilei di cui era costituito il mondo materiale. A reggere ogni cielo un dio, a capo del più alto, Abraxas (....)
Abraxas è ben noto a chi si occupa di queste cose segrete che stanno tra cielo e terra. Tra quelli che se ne sono occupati, Jung, Borges, Hermann Hesse. Ma il suo nome spunta anche in Harry Potter, dove Abraxas si chiama il padre di Lucius Malfoy, e persino nella serie TV "Streghe", chiamato in causa tra entità infernali.... insomma, angelo o demone che sia, un Abraxas sepolto nelle viscere di Milano è un segno che comunque da da pensare". [notizia "Corriere della Sera pag. 7 - Cornaca "Grande Milano", articolo di Giuseppina Manin].

Per chi si occupa di queste cose e ama le coincidenze, P.zza Meda non è distantissima né da p.zza San Sepolcro, né da San Babila (  Smiley )... né dall'abitazione studio di Marinetti dove avevano sede i fasci fascisti-futuristi e gli arditi.

http://www.vivamafarka.com/forum/index.php/topic,16345.msg288010.html#msg288010

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categoria:pensiero e azione
sabato, 29 dicembre 2007


BOCCIATO IL "CHE" ORA LA SCUOLA SI BUTTA A DESTRA


di Luciano Gulli


(Il Giornale, 21 dicembre 2007)


Liste di sinistra: 2006 26%; 2007 16%
Liste di destra: 2006 18%; 2007 27%


Erano quasi quarant’anni che non mettevo piede in un liceo. Il lettore dunque perdonerà l'andamento di questo articolo, che rischia di essere un po' sghembo e sconclusionato. Il fatto è che, appena messo piede al Mamiani, storico liceo classico di Roma, piuttosto che al Berchet di Milano, che è stato il mio liceo, lo slow dei ricordi e della nostalgia ha finito per prevalere.

Una specie di Shining, ma senza horror. Con le facce dei compagni, dei professori, perfino dei bidelli e del preside Barbarito (davanti al quale, ma ancora per poco, si stava a occhi bassi e a chiappe strette, se uno era stato beccato a fumare nei bagni) che son tornati a far ressa nei pensieri. E ora che si tratta di tirare le somme, e scrivere una storia sensata, non so neanche se ho fatto tutte le domande che avrei dovuto.

Se siano davvero cambiati la scuola e gli studenti, come segnalano le ultime elezioni che hanno visto un arretramento della sinistra e una netta affermazione della destra, dei cattolici e delle liste fai da te, non so... Nei fondamentali non direi. Le ragazze sono come son sempre state: belle e spavalde le belle, perennemente risentite le bruttine. I ragazzi, idem. Disinvolti e sereni i ganzi: quelli che sfangano il latino, il greco e la matematica senza patemi e ai quali, per colmo di ingiustizia, va alla grande con le tipe. Problematici e viranti sull'esistenzialismo cupo, con bave di depressione, quelli coi brufoli: dunque più fragili e insicuri.



Se poi sia cambiata la scuola, nei fondamentali, anche questo non so. Certo che parlare di destra e sinistra, in un mondo in cui gli schieramenti risultano morti e sepolti da un pezzo, e perfino il sigaro e il basco del Che sono stati rispediti al costumista, pare alquanto privo di senso. Nel senso che il vento dell'antipolitica ha preso a soffiare fra le teste dei ragazzi prima ancora che fra quelle dei grandi, generando disgusto, disaffezione, disprezzo. Inutile dunque stupirsi se al liceo Berchet vince una lista legata a Cl che si richiama a Chuck Norris, lo sceriffo di Walker Texas Ranger, e se i pugni chiusi, le braccia tese, le falci e i martelli fanno lo stesso effetto, le poche volte che a qualcuno vien voglia di esibirli, di un mobile rococò in discoteca. Berlusconi e la Moratti erano «patetici»? Mai quanto Prodi e Fioroni, ribattezzati «la comica finale». Non resta che la terza via, quella «destra» con cui per decenni non si è parlato a prescindere.

Addio ai fervori rivoluzionari e agli empiti palingenetici che connotarono la nostra generazione di sessantottini, divisi tra Mario Capanna e gli altri, che non essendo comunisti erano iscritti d'ufficio, e in blocco, tra i «fasci». Ora si combatte per la sala prove dove esibirsi col gruppo rock, per installare i pannelli solari, per dire no agli esami di riparazione e per migliorare la qualità e i servizi del bar (il bar! A scuola!).

Cosimo Guarino, 55 anni, napoletano, preside del «Mamiani», storico liceo «di sinistra» che licenziò premi Nobel come Emilio Segrè e premi Oscar come il musicista Nicola Piovani, parla di crisi di identità. E certo pensa un po' anche alla sua, di sessantottino un po’ pentito che ora parla di meritocrazia e auspica una nuova primavera di bocciature. «Una crisi che è dei partiti, della politica, e che si è riverberata sulla scuola. Ed ecco il risultato: una generazione assopita, fatta di ragazzi apatici, privi di quella spregiudicatezza che avevamo noi rispetto agli schemi fissi, agli obblighi che avevamo ereditato. Si ricorda quelle assemblee infuocate per decidere se unirsi al corteo dei metalmeccanici? Chiuso, finito». Meno male, obietto. «Già. Però si è perso in originalità, in creatività, in profondità. E ora ci ritroviamo con ragazzi e ragazze che hanno bisogno della comodità, dell'ovatta, della guida, dell'accompagnamento. Espressione, talvolta, di un vuoto esistenziale e di una mancanza di progettualità che generano un senso di frustrazione e di sconfitta. Figli di genitori che dicono sempre sì, aggiungo».

E le colpe della scuola? «Anche della scuola, certo», ammette Guarino. Una scuola infiacchita «che ha favorito il recupero delle insufficienze e non ha premiato mai le eccellenze. Si è promosso il piattume». E i docenti? In crisi anche loro. «Gente che sente sempre più il disagio del ruolo, dovendo sobbarcarsi anche i compiti che un tempo spettavano alla famiglia, e che la famiglia ha smarrito. Sapesse quante circolari ho scritto sul comportamento, sulle regole, sul rispetto degli orari».



Che malinconia, che senso di sconforto, che mal di mare dopo un'ora passata a chiacchierare con Alice, Martina, Julien, Lorenzo, Niccolò e i loro compagni. Lo spettacolo della politica? «Ridicolo, quando non disgustoso. Un gioco condotto da ipocriti, rappresentanti di una realtà virtuale», dice Martina, 18 anni, terza E. «Una partita che si fa contro qualcuno, non a favore della gente, senza uno straccio di progetto per il Paese», aggiungono Niccolò e Julien. Eccola qui, la futura classe dirigente. Disillusa, un po' apatica, convinta che tanto non vale la pena. Scoppiavano amori furibondi, una volta, alle superiori. Roba che sembrava per sempre. Oggi, invece, nemmeno questo. «No, chi se la prende questa responsabilità? I rapporti sono occasionali, senza impegno - dicono a una voce -. Tutto finisce presto, come ci insegna la cronaca. Le storie durano un giorno, una settimana. Si va di corsa, non c'è tempo. E poi basta guardare l'esempio dei nostri genitori: uno di qui, l'altro di là».

Innocente Pessina, 54 anni, da cinque preside del «Berchet», a Milano, offre una visione non meno sconfortante. Ma con qualche lampo di luce. Pessina racconta di «ragazzi fragili che vanno in crisi, insieme con le loro famiglie, per un votaccio. Incapaci di accettare i loro limiti; abitati da un senso di inadeguatezza e da una timidezza che i piercing e i tatuaggi non riescono a nascondere, ma che si pensa di cancellare con uno spinello e con gli psicofarmaci. Per non dire delle ragazzine: dieci casi di anoressia l'anno scorso. Ma insieme con questo anche episodi di eroismo, di ragazzi che progettano settimane di volontariato in Romania, e di altri che hanno chiesto ai più bravi studenti delle terze di fare da tutor ai ragazzi del ginnasio. Ma nessuno pensa più, come pensavamo noi, di cambiare il mondo. Le promesse elettorali riguardano al massimo la collocazione di una macchinetta per il caffè al terzo piano, o la scuola di musica autogestita».



E tuttavia, non è rimasta che la scuola, secondo il preside Guarino, «per arginare la deriva dell'isola dei famosi. Quello è il modello: il calciatore ricco e famoso, la velina, il successo facile. Noi diamo ancora un messaggio controcorrente, fuori moda: il raggiungimento dell'obiettivo attraverso lo studio, il sacrificio. Val la pena di rafforzarlo, questo baluardo».
Suona la campana. Nelle classi di tutta Italia comincia la terza ora. La scuola va, come il Paese: un po' alla deriva. Ma pacatamente.

Nel cortile del Berchet, dove svetta una parete attrezzata per aspiranti alpinisti, un gruppo di ragazzi gioca a pallone. Una coppia si bacia appassionatamente. La ceneriera è colma di mozziconi. Ce la faranno anche loro, mi dico. Perché la scuola conta, certo. Ma tutto il resto è vita. In fondo al corridoio, davanti alla segreteria, dietro un ragazzino che inalbera una keffiah fuori stagione, un miraggio: è lei, la professoressa Barilli, che in quarta ginnasio mi rimandò in latino e greco. Quando le dissi che da grande volevo fare il giornalista mi guardò come una merdaccia, la bazza in tumulto, e col suo bell'accento bolognese latrò: «Mo sentitelo. Il giornalista! Mo al massimo scriverai viva il Pci sui muri».
E invece, nel mio piccolo...

Luciano Gulli
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sabato, 29 dicembre 2007


CAMERIERE? MI SERVA UNA CRISI

miro renzaglia



Come sapete, uno dei temi di sensibilizzazione su cui batte con insistenza questa pagina elettronica è quello della sovranità limitata dell’Italia. Dall’amarcord di Sigonella al caso Parlanti, non abbiamo praticamente mai smesso di porre in rilievo come la nostra sovranità politica, economica e sociale siano in effetti viziate da un deficit incolmabile dalle macchiette che fanno teatrino in Parlamento o a Palazzo Chigi e, tanto meno, da quelle che risiedono alla Farnesina o al Ministero dell’economia e delle finanze: la nostra politica estera è dettata dalle compulsioni ossessive della Casa Bianca e quella economica da chi ci ha sequestrato il conto in banca, vale a dire quegli enti sovranazionali di cui siamo debitori pubblici: Fondo monetario internazionale in primis...


Ribadito ciò, non apparirà sicuramente casuale che alla puntuale bocciatura della nostra condotta finanziaria da parte del Fmi, il suo emissario all’interno del governo, Lamberto Dini, abbia immediatamente annunciato che, al Senato, questo governo non avrà più il voto dei suoi pidiellini (Partito liberal democratico, lo specifico per gli smarriti nella giungla dei 52 partiti rappresentati in Parlamento e degli 11 che compongono l’attuale coalizione governativa...). Annunciando, di fatto e a breve, la crisi dell’amministrazione Prodi.

Badate bene, la crisi è comandata non perché ci stanno facendo piangere sangue fra rincari e strette ma perché la nostra SPESA PUBBLICA rimane troppo alta per i loro gusti... E ridurre la spesa pubblica significa semplicemente tagliare gli interventi statali su sanità, istruzione, pensioni ed altre corbellerie di questo tipo... Capito?

Per la triste cronaca che precede i fatti di questi giorni e seguirà chissà fino a quando, e per aiutarci almeno a capirla, è bene tener presente che il rospo ballerino (alias: Lamberto Dini) felicemente ed indifferentemente danzante fra governi di schieramento pseudo contrapposti, prima di darsi alla politica è stato direttore esecutivo del Fmi, per l'Italia ed altri fortunatissimi paesi come Grecia, Portogallo e Malta, notoriamente grati della sua influenza finanziaria.



Intendiamoci: che ci sia Prodi o Berlusconi, D’Alema o Veltroni o Dini stesso seduto a scaldar poltrona a Palazzo Chigi a me, onestamente, non fa né caldo né freddo: sempre meri esecutori di ordini altrui restano, a prescindere dal colore e dalle coalizioni che rappresentano. Non sono qui, insomma, a piangere lo stato di putrefazione della mortadella (anche perché più danni di così è difficile farne...) ma a ribadire il concetto: la nostra sovranità nazionale non esiste.

E, se non esiste, chi voglia fare Politica (con la “P” maiuscola) non può che mettere al primo punto del suo programma il recupero del nostro esercizio sovrano nazionale; al secondo: il recupero della sovranità monetaria; al terzo: l'estinzione (con le buone o con le cattive...) del debito pubblico. Il resto verrà di conseguenza...

miro renzaglia

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categoria:cronaca italiana
sabato, 29 dicembre 2007
Settantotto anni fa Stalin annunciava radioso uno dei suoi tanti olocausti
 
Il 27 dicembre 1929 Stalin annunciava la “liquidazione dei culacchi in quanto classe”. I culacchi erano dei contadini poverissimi colpevoli di essere possidenti di qualche zolla di terreno. Il massacro in nome del “sol dell'avvenire” comportò quasi tre milioni di vittime secondo le stime delle fonti più indulgenti verso il comunismo; oltre dieci milioni per le fonti più severe. 
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categoria:storia
sabato, 29 dicembre 2007
USA: CITTA' DEL VERMONT VUOLE ARRESTARE BUSH E CHENEY
WASHINGTON - C'é probabilmente una ragione per il fatto che George W.Bush, in sette anni di presidenza, ha visitato tutti gli stati degli Usa, meno il Vermont. Il presidente è visto di cattivo occhio nel piccolo stato libertario e a tratti indipendentista nel New England e ora una città si appresta a emettere una sorta di mandato di cattura per Bush e il suo vice Dick Cheney. Un gruppo di cittadini di Brattleboro, un piccola località del Vermont, hanno fatto mettere all'ordine del giorno di una riunione del consiglio cittadino, a marzo, la questione degli arresti del presidente e del suo vice. Se Bush o Cheney mettessero piede a Brattleboro, chiedono gli attivisti, devono essere arrestati per 'crimini di guerra', legati alla loro scelta di invadere l'Iraq.

"La nostra petizione - ha detto Kurt Daims, che guida l'iniziativa - è radicale come la Dichiarazione d'Indipendenza e si rifà alla tradizione di rivendicare una giurisdizione universale quando i governi falliscono nel fare quello che devono". Gli esperti di diritto ritengono che ci siano pochi margini costituzionali per un provvedimento del genere, che andrebbe ad aggiungersi alle numerose richieste di impeachment che sono state votate contro Bush in città e villaggi del Vermont. Lo stato è celebre per avere anche una consistente fetta della popolazione (circa il 6%) che preme per dichiarare l'indipendenza dagli Stati Uniti. 
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_36443727.html
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categoria:guerre e imperialismi
martedì, 18 dicembre 2007

LA STORIA
 

ROMA, 7 gennaio 1978.
 
  E' una giornata rigida. Il vento tira sulla città, taglia le facce. gela le mani.
  Mentre calano le prime ombre della sera, nella sezione missina di via Acca Larenzia, al Tuscolano, c'è una certa animazione.
  In mattinata, nei pressi del liceo Augusto e del circolo di destra di via Noto, alcuni militanti della sezione hanno affisso manifesti per un concerto irganizzato dal Fronte della Gioventù.
  Al teatro Centrale suonerà il complesso milanese dei "Figli del vento".
  C'è stata qualche scaramuccia tra rossi e neri, ma nulla di grave, la solita rissa di maniera dove ci si spranga e scazzotta, quasi obbedendo a un rito prestabilito.
  Poco prima delle 18 dalla sezione missina escono 15 attivisti: vanno a
piazza Risorgimento dove c'è un volantinaggio.
  Alle 18.20, altri cinque giovani lasciano i locali di via Acca Larenzia.
  Sono Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Vincenzo Segneri,
Maurizio Lupini e Giuseppe D'Audino.
 
  Mentre uno dei ragazzi spegne la luce, Bigonzetti apre la porta blindata della sezione. La via è poco illuminata. Il "covo dei fascisti" è
in penombra. Un gruppetto di cinque o sei giovani( l’attentato sarà in seguito rivendicato dai Nuclei Armati per il contropotere territoriale),
tra cui sembra scorgere anche una donna, girato l'angolo di via Evadro, avanza verso la sezione.
  Apre il fuoco.
  Bigonzetti non riesce neppure a fare due passi: investito dal piombo e colpito alla testa, cade davanti alla porta della sede.
  Due killer si avvicinano di più e sparano di nuovo, mentre Segneri, ferito al
braccio destro, fa in tempo a rientrare, spingendo a terra gli altri due giovani che si trovano sulla soglia del locale.
  Ma per Ciavatta, che segue Bigonzetti, non c'è scampo: tenta di fuggire
attraverso la rampa di scale che porta in via delle Cave. E' come se vivesse la sua morte al rallentatore: giunto al secondo gradino viene investito da una raffica di proiettili. E' ferito ma, con la morte aggrappata addosso, raggiunto il ballatoio in cima alla scalinata, si butta giù per la rampa. Poi
crolla a terra.
  Gli assassini non sono ancora sazi di sangue: si fermano davanti alla porta della sezione. Imprecano, bestemmiano.
  Non sono riusciti ad ammazzare anche gli altri fascisti. Poi, ritrovata la calma, si allontanano. Raggiungono una "Renault 4" rossa, posano le armi e
a pidi spariscono.
 
  Sono passate solo due ore dall'orribile agguato. Davanti alla sezione la tensione è allo spasimo, palpabile. Centinaia di giovani di destra sono accorsi da ogni parte della città. E' una piccola folla muta, impietrita dalla rabbia.
  Un giornalista, Carlo Ceccherini ed un operatore televisivo ripercorrono
l'inutile fuga di Ciavatta. Vicino ad una chiazza di sangue uno dei due,
getta un mozzicone di sigaretta. Il giornalista viene insultato e malmenato.
  Poco più in là alcuni giovani prendono a calci una "127" dei carabinieri.
  La confusione è alle stelle. Un dirigente del Fronte della Gioventù interviene per calmare gli animi, ma prorpio in quel momento un drappello
di carabinieri comincia un fitto lancio di lacrimogeni.
  Ormai hanno tutti perso la testa.
  Il capitano Edoardo Sivori, che impugna una pistola rivolta verso l'alto,
cerca di sparare ma l'arma si inceppa, non desiste e chiesta un'altra pistola
al suo autista apre il fuoco verso il gruppo dei missini.
 Spara due o tre colpi. C'è un giovane che, colpito alla fronte, stramazza al suolo. E' Stefano Recchioni, 19 anni.
Morirà neppure 48 ore dopo all'ospedale (9 gennaio).

(TRATTO DA http://www.colleoppio.it/modules.php?name=News&file=article&sid=88)

postato da: Nidux alle ore 13:14 | Permalink | commenti
categoria:eventi
martedì, 18 dicembre 2007

postato da: Nidux alle ore 13:03 | Permalink | commenti
categoria:cronaca italiana, pensiero e azione, cronaca romana